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Economia digitale: a che punto siamo?

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Il futuro è digitale: a quasi trent’anni dalla nascita del web, scopriamo come l’invenzione della rete ha cambiato il mondo del lavoro, dando il via alla crescita incontrollata dell’economia digitale.

Era il 1991 quando la prima pagina web veniva alla luce davanti agli occhi emozionati dei ricercatori del CERN, il Centro Europeo per le Ricerche Nucleari. Da quel giorno, di acqua sotto ai ponti ne è passata parecchia, tanto che ognuno di noi ha imparato a convivere quotidianamente con Internet e le sue meraviglie e, probabilmente, non saprebbe più farne a meno.

Parole come post, blog, tweet, wi-fi, download sono diventate di uso comune nella vita di tutti i giorni, o almeno nella vita di quelli che vivono nella metà “buona” (si fa per dire) del pianeta.

 

Uno sguardo ai dati

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Secondo il Rapporto sull’economia digitale recentemente pubblicato dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), infatti, metà della popolazione globale, ad oggi, non possiede ancora accesso a Internet. In Paesi come l’Africa, questo divario aumenta ulteriormente, tanto che solo una persona su cinque dispone di una connessione.

Eppure, la crescita esponenziale di Internet e delle sue potenzialità è sotto gli occhi di tutti: dai 100 Gigabyte al giorno nel 1992, i dati scambiati in rete raggiungono oggi cifre pari a quasi 50mila Gigabyte al secondo e, secondo le previsioni, arriveranno a più di 150mila Gb/s nel 2022.

Tutto questo ha cambiato l’economia e il mondo del lavoro. La digitalizzazione ha aperto le aziende a nuovi orizzonti, mentre il mercato del lavoro ha visto il progressivo aumento del settore Ict (Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione).

L’economia digitale (che comprende anche e-commerce e servizi) negli ultimi 13 anni ha visto una crescita del 7% nei servizi, mentre l’occupazione nel settore Ict è aumentata del 13%.

Un’evoluzione che non accenna ad arrestarsi, spinta dalla necessità e possibilità di raccogliere, utilizzare e analizzare enormi quantità di dati.

Proliferano anche le piattaforme digitali, secondo fattore trainante della crescita dell’economia digitale. Negli ultimi dieci anni sono sorte moltissime aziende basate sull’utilizzo di piattaforme digitali con modelli di business incentrati sullo scambio di dati in rete.

Sintomo di questi sviluppi è il fatto che 7 delle 8 più grandi aziende del mondo (per capitalizzazione del mercato) fondano il proprio business sull’utilizzo di piattaforme digitali.

Tuttavia, questi progressi sono segnati in maniera preponderante da Stati Uniti e Cina, cui appartiene il 90% della capitalizzazione delle prime 70 piattaforme digitali del mondo, mentre l’Europa detiene un misero 3,6% e Asia, Africa e America Latina si accontentano delle briciole (insieme non arrivano neanche al 7%).

Leader indiscusse del settore sono sette “super-piattaforme”, tra cui  Microsoft, Apple, Amazon, Google, Facebook, Tencent e Alibaba, che hanno conquistato il 40% del mercato delle prime 70.

 

Quanto vale l’economia digitale?

 

Calcolare il valore complessivo dell’economia digitale, così come descritto nel Rapporto, è un compito piuttosto insidioso, in primis, perché non esiste una definizione univoca del fenomeno e, in secondo luogo, perché le statistiche, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, sono poco affidabili e aggiornate.

Tuttavia, secondo le stime delle Nazioni Unite, il valore economico del digitale (a seconda della definizione che gli si attribuisca) rientra in un range che va dal 4,5% al 15,5% dell’economia globale e vede nuovamente in testa Stati Uniti e Cina nel settore Ict.

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